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	<title>Centro di Psicologia Umanistica Integrata</title>
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	<description>Dott.ssa Diana Bellandi</description>
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		<title>GENITORI &#8211; assumere nuovi valori</title>
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		<pubDate>Sat, 19 May 2012 13:44:05 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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		<description><![CDATA[I cambiamenti sociali, le scoperte tecnico scientifiche e le acquisizioni culturali impongono nuove visioni della realtà con conseguente necessità di attribuzioni di valore. Da qui la necessità di un permanente atteggiamento di apertura verso il nuovo ed un costante lavoro di ricerca, conoscenza ed analisi critica. Questo lavoro è un tesoro importante che va condiviso [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://www.psicologiaumanistica.it/home/wp-content/uploads/2011/11/Logo-toask-2-150x150.jpg" alt="" title="Logo toask (2)" width="150" height="150" class="alignleft size-thumbnail wp-image-973" /></p>
<p style="text-align: right;">
<em>I cambiamenti sociali, le scoperte tecnico scientifiche e le acquisizioni culturali impongono nuove visioni della realtà con conseguente necessità di attribuzioni di valore.<br />
Da qui la necessità di un permanente atteggiamento di apertura verso il nuovo ed un costante lavoro di ricerca, conoscenza ed analisi critica.<br />
Questo lavoro è un tesoro importante che va condiviso con altri che, come noi, si sono incamminati nello stesso percorso.<br />
</em>
</p>
<p>Il Seminario si propone una riflessione circa i contenuti della comunicazione tra genitori e figli e, in particolare, vuole porre delle domande sul perché riteniamo validi alcuni valori a cui e con cui  educhiamo i nostri figli.</p>
<p>Perciò, non tanto un discorso morale teso a definire quali possano essere i comportamenti “giusti”, ma un discorso etico che rifletta sul <em>perché</em> li consideriamo validi. Per altro è proprio questo uno dei problemi più grandi nella relazione con i figli, soprattutto adolescenti: dare motivazioni congrue al perché di certe richieste, divieti o proposte che i genitori presentano. Molto spesso i “<em>valori</em>” che dovrebbero suffragare le scelte educative dei genitori non reggono al confronto con altre “<em>morali</em>” di persone e realtà sociali diverse.</p>
<p><span id="more-1492"></span></p>
<p>Spesso, la comunicazione tra genitori e figli è solamente uno scambio di informazioni tecnico-pratiche inerente ai fatti (<em>come è andata a scuola, dove si fa la festa, a che ora ritorni, non fumare, non bere,…</em>), scambio superficiale ed estraneo al mondo dell’uno e dell’altro. Diversamente, quei messaggi il cui contenuto appartiene allo spazio dei valori potrà divenire occasione di un incontro profondo attraverso lo scambio di esperienze vissute. E non esiste un incontro profondo senza la condivisione di un valore.</p>
<p>Scopo di una educazione etica è perciò rendere l’uomo libero: un uomo che non ha nulla a che vedere con la paura di punizioni o premi distribuiti dalla società, dallo stato o da Dio. Un figlio che si limita a sfuggire alla punizione e cercare la ricompensa che altri gli of­frono, in base a norme stabilite da costoro diventerà un adulto triste ed umiliato costretto a vivere con una men­talità dipendente. Ma soprattutto non è e non potrà mai essere felice.</p>
<p>Perché la felicità non può albergare negli spazi in cui non siano presenti la libertà, la condivisione, il perdono per se stessi, l’accettazione della diversità dell’altro, la capacità di ascoltare la debolezza, la paura, la propria storia, l’apertura e curiosità per il mondo e le persone, la ricerca costante della bellezza…</p>
<p>E se tutti questi valori non ci appartengono non potranno appartenere ai nostri figli.</p>
<div style="margin-top: 20px">
<hr />
</div>
<p>INFORMAZIONI GENERALI</p>
<p><strong>Quando</strong>: mercoledì 30 Maggio 2012</p>
<p><strong>Dove</strong>: Associazione Culturale toAsk, Via Montecassiano, 90 &#8211; 00156 ROMA  </p>
<p><strong>Durata</strong>:  dalle ore 19.00 alle 20.30 ca. </p>
<p><strong>Conduttore</strong>: dr. Maurizio Bottino (psicologo)</p>
<p>PRENOTAZIONE OBBLIGATORIA</p>
<p style="text-align: center;">
Associazione Culturale toAsk<br />
00156 ROMA &#8211; Via Montecassiano, 90<br />
06.823.191 &#8211; toask-info@tiscali.it</p>
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		<title>L&#8217;indipendenza</title>
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		<pubDate>Fri, 17 Sep 2010 17:57:19 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Brano tratto da &#8216;La scoperta del bambino&#8217; di Maria Montessori “Indipendenza     Il concetto di libertà nel bambino non può essere semplice&#8230;.Perché il bambino, per le caratteristiche dell&#8217;impotenza nella quale nasce e per la sua qualità di individuo sociale, è circondato di legami che limitano la sua attività. Un metodo educativo basato sulla libertà deve intervenire [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><span style="font-family: Comic Sans MS,cursive;">Brano tratto da <em>&#8216;La scoperta del bambino&#8217;</em> di Maria Montessori </span></p>
<p>“<span style="font-family: Comic Sans MS,cursive;"><em><strong>Indipendenza     <a href="http://www.psicologiaumanistica.it/home/wp-content/uploads/2010/09/a_gabbiano-2.jpg"><img class="alignright size-thumbnail wp-image-556" title="a_gabbiano 2" src="http://www.psicologiaumanistica.it/home/wp-content/uploads/2010/09/a_gabbiano-2-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a><br />
</strong></em></span></p>
<p><span style="font-family: Comic Sans MS,cursive;">Il concetto di libertà nel bambino non può essere semplice&#8230;.Perché il bambino, per le caratteristiche dell&#8217;impotenza nella quale nasce e per la sua qualità di individuo sociale, è circondato di <em>legami </em>che <em>limitano </em>la sua attività.</span></p>
<p><span style="font-family: Comic Sans MS,cursive;">Un metodo educativo basato sulla libertà deve intervenire per aiutare il bambino a conquistarla e deve avere per mira la liberazione del bambino da quei legami che ne limitano le manifestazioni spontanee. A mano a mano che il bambino procederà per questa via le sue manifestazioni spontanee saranno più <em>limpide di verità</em>, rivelatrici della sua natura.</span></p>
<p><span style="font-family: Comic Sans MS,cursive;">Ecco perché la prima forma dell&#8217;intervento educativo dovrebbe avere come oggetto di guidare il bambino per i sentieri dell&#8217;indipendenza.</span></p>
<p><span id="more-551"></span></p>
<p><span style="font-family: Comic Sans MS,cursive;">Non si può essere liberi se non si è indipendenti; [...], le manifestazioni attive della libertà personale debbono essere guidate dalla primissima infanzia. Dal momento in cui vengono svezzati, i piccoli si mettono in cammino per la rischiosa via dell&#8217;indipendenza.</span></p>
<p><span style="font-family: Comic Sans MS,cursive;">Che cosa significa un bambino svezzato? Un bambino che si è reso indipendente dal seno materno. Lasciata questa unica fonte di nutrimento, egli saprà scegliere fra un centinaio di pappe, il che vale a dire che i suoi mezzi di sussistere si sono moltiplicati; il bambino sarà capace di scegliere, mentre dapprima doveva limitarsi ad un&#8217;unica forma di nutrimento.</span></p>
<p><span style="font-family: Comic Sans MS,cursive;">[…] Il popolo che ammette la servitù, che crede un vantaggio dell&#8217;uomo l&#8217;essere in tutto servito e non, invece, <em>aiutato </em>dall&#8217;uomo considera come istinto il servilismo; infatti facilmente ci precipitiamo a <em>servire </em>come per buttarci a capofitto nella perfetta <em>cortesia</em>, nella perfetta <em>gentilezza </em>e <em>bontà</em>.</span></p>
<p><span style="font-family: Comic Sans MS,cursive;"><em>Chi è servito </em>invece di essere <em>aiutato</em>, in certo modo <em>è leso </em>nella sua indipendenza. Questo concetto è il fondamento della dignità degli uomini: &#8216;non voglio essere servito <em>perché </em>non sono un impotente, ma dobbiamo <em>aiutarci </em>gli uni gli altri, perché siamo esseri socievoli&#8217;; ecco ciò che bisogna conquistare prima di sentirsi veramente <em>liberi</em>.</span></p>
<p><span style="font-family: Comic Sans MS,cursive;">Un&#8217;azione pedagogica efficace sui teneri bambini deve essere quella di <em>aiutarli</em> ad avanzare su vie di indipendenza, intesa in maniera da iniziarli a quelle prime forme di attività che consentono loro di bastare a sé stessi e di non pesare sugli altri per la propria incapacità. Aiutarli ad imparare a camminare senza aiuto, a correre, a salire e scendere le scale, a rialzare oggetti caduti, a vestirsi e a spogliarsi, a lavarsi, a parlare per esprimere chiaramente i propri bisogni, a cercare con tentativi di giungere al soddisfacimento dei loro desideri, ecco l&#8217;educazione all&#8217;indipendenza.</span></p>
<p><span style="font-family: Comic Sans MS,cursive;">[…] La madre che imbocca il bambino senza compiere il minimo sforzo per insegnargli a tenere il cucchiaio e cercare la sua bocca, o che mangiando ella stessa non lo invita nemmeno a guardare come fa, non è una buona madre. Ella offende la dignità umana di suo figlio, lo tratta come un fantoccio, mentre è un uomo dalla natura confidato alle sue cure. Chi non comprende che <em>insegnare </em>ad un bambino a mangiare, a lavarsi, a vestirsi, è lavoro ben più lungo difficile e paziente che non imboccarlo, lavarlo e vestirlo?</span></p>
<p><span style="font-family: Comic Sans MS,cursive;">Il primo è il lavoro dell&#8217;educatore: il secondo è il lavoro inferiore e facile del servo. </span></p>
<p><span style="font-family: Comic Sans MS,cursive;">Lavoro inferiore e facile non solo, ma pericoloso, che chiude vie, pone ostacoli alla vita che si svolge e, oltre alle conseguenze immediate, ha più gravi conseguenze lontane [...]</span></p>
<p><span style="font-family: Comic Sans MS,cursive;">Se un giorno, in un lampo di luce della propria coscienza, chi fu servito volesse conquistare la propria indipendenza si accorgerebbe forse di non averne più la forza [...]”</span></p>
]]></content:encoded>
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		<title>Il linguaggio del corpo</title>
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		<pubDate>Fri, 17 Sep 2010 17:48:24 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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		<description><![CDATA[&#8216;Mi piaci quando taci perché sei come assente, e mi ascolti da lungi e la mia voce non ti tocca. Sembra che gli occhi ti siano volati via e che un bacio ti abbia chiuso la bocca.&#8217; Pablo Neruda Il linguaggio più antico, quello che tutti conosciamo senza averlo mai realmente imparato, è il linguaggio [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: left;"><a href="http://www.psicologiaumanistica.it/home/wp-content/uploads/2010/02/magritte.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-38" title="magritte" src="http://www.psicologiaumanistica.it/home/wp-content/uploads/2010/02/magritte-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a></p>
<p style="text-align: right;"><em>&#8216;Mi piaci quando taci perché sei come assente,<br />
e mi ascolti da lungi e la mia voce non ti tocca.<br />
Sembra che gli occhi ti siano volati via<br />
e che un bacio ti abbia chiuso la bocca.&#8217;</em></p>
<p style="text-align: right;"><em>Pablo Neruda</em></p>
<p>Il linguaggio più antico, quello che tutti conosciamo senza averlo mai realmente imparato, è il linguaggio dei gesti.</p>
<p>La postura del nostro corpo, gli sguardi, i movimenti delle mani, delle gambe, sono mezzi di comunicazione.<br />
Noi comunichiamo continuamente con il nostro corpo, in maniera più o meno consapevole, trasmettendo informazioni sull&#8217;atteggiamento interiore, i sentimenti, le emozioni, le intenzioni, e in genere con il corpo non riusciamo a mentire come con le parole.</p>
<p>I comportamenti non verbali non rappresentano entità fisse con un significato definito.<br />
Ci possiamo avvicinare alla conoscenza del fenomeno all&#8217;interno di un approccio integrato, in cui tutti gli elementi trovino una collocazione. La comunicazione non verbale è un&#8217;espressione interattiva e per comprenderla è importante considerare il contesto, il nostro interlocutore con le sue specifiche caratteristiche, la realtà interpersonale nella sua complessità.</p>
<p>Il linguaggio del corpo comprende un vasto ed eterogeneo insieme di processi: l&#8217;aspetto esteriore -le relazioni spaziali con gli altri, i movimenti del busto, degli arti e del capo- le espressioni facciali -gli sguardi, il contatto oculare-  le &#8216;intonazioni&#8217; vocali, il silenzio.</p>
<p><span id="more-535"></span></p>
<p><strong>Aspetti del comportamento non verbale</strong></p>
<p><em>Conformazione fisica e abbigliamento</em></p>
<p>La conformazione fisica riguarda la corporatura, la forma del volto (non le espressioni), il colore degli occhi e della pelle.<br />
Alcune caratteristiche sono date, su altre si può agire anche in maniera definitiva o meno con la chirurgia, l&#8217;alimentazione ecc.<br />
Ci sono molti stereotipi che influenzano la percezione delle persone, ma nessuna ricerca scientifica ha dimostrato una relazione reale tra le caratteristiche di personalità e i tratti fisici. Ad esempio le persone grasse vengono percepite come più serene e simpatiche delle magre, considerate più introverse, tese e nervose. Le persone con tratti del volto infantili sembrano essere più rassicuranti di quelle con tratti duri e marcati del volto mentre le persone con gli occhiali sono giudicate più intelligenti. Le persone meglio vestite vengono più considerate e le persone eleganti sono giudicate più ricche,  i calvi sono percepiti più calmi, e così via.<br />
Le attribuzioni poi cambiano con il passare del tempo e dei modelli culturali.</p>
<p>L&#8217;abbigliamento comprende, oltre agli abiti, anche il trucco, l&#8217;acconciatura,  gli accessori,  ecc.<br />
La funzione comunicativa dell&#8217;abbigliamento segue uno sviluppo nell&#8217;individuo: inizia nell&#8217;infanzia, con la distinzione dei ruoli sessuali promossa dai genitori attraverso gli abiti, poi in adolescenza l&#8217;abbigliamento diviene il mezzo privilegiato di presentazione di sé, serve per socializzare o per identificarsi come appartenenti ad un gruppo, per arrivare infine all&#8217;età adulta quando, ad esempio, divise o uniformi identificano ruoli e gerarchie.<br />
Le funzioni principali dell&#8217;abbigliamento e degli accessori sono infatti sia di aiutare a negoziare le proprie identità con gli altri, sia di aiutare  a definire le situazioni e i contesti di interazione: utilizziamo la tuta nel tempo libero, l&#8217;abito classico sul lavoro. Quindi l&#8217;abbigliamento cambia non solo nel corso della vita ma anche di una stessa giornata.<br />
L&#8217;abbigliamento influisce sulla percezione che gli altri hanno di noi, e non solo in un primo momento: alcuni studi hanno infatti dimostrato che taluni aspetti dell&#8217;impressione che diamo inizialmente permangono nel tempo.<br />
Nell&#8217;epoca attuale anche la moda diventa fondamentale: seguirla può trasmettere l&#8217;idea che siamo al passo con i tempi o che siamo persone appartenenti ad un certo ceto sociale, non seguirla può dare di noi l&#8217;immagine di persone anticonformiste.</p>
<p>Associamo spesso anche i profumi a determinati caratteri: uno Chanel 5 sembra più adatto ad una donna matura, le essenze fresche più adatte a persone giovani o al periodo estivo. Anche la quantità di profumo che mettiamo, nonché la frequenza con cui lo rinnoviamo, dice qualcosa su come stiamo insieme agli altri.</p>
<p><strong>Comportamento spaziale</strong></p>
<p><em>Distanza interpersonale</em></p>
<p>Conrad Lorenz ed Edward T. Hall sono stati i primi a scoprire che lo spazio attorno all&#8217;essere vivente non è neutro. Precise zone lo suddividono in modo invisibile e l&#8217;uomo percepisce lo spazio intorno a sé suddividendolo in 4 diverse aree: intima, personale, sociale e pubblica. Questa divisone è comune a tutti gli uomini, si possono solo notare delle varianti di tipo antropologico: gli arabi, nelle interazioni interpersonali, si collocano maggiormente nell&#8217;area più intima, gli americani più frequentemente in quella  pubblica.<br />
L&#8217;area personale è utilizzata nelle relazioni amicali e familiari: in quest&#8217;area le persone sono molto vicine, fino a poter anche arrivare a toccarsi. L&#8217;area sociale è caratteristica delle relazioni formali, impersonali e lavorative. L&#8217;area pubblica è quella che intercorre in un comizio tra l&#8217;oratore e il suo uditorio.<br />
Durante un&#8217;interazione la distanza tra le persone può cambiare: questo connota il tipo relazione e il suo evolversi.</p>
<p><em>Contatto corporeo</em></p>
<p>Il contatto corporeo, detto anche sistema aptico, concerne i comportamenti di contatto fisico fra le persone. Tale sistema è la forma più primitiva di azione sociale. Essa può esprimere l&#8217;esigenza innata di un contatto che dia rassicurazione e affetto, ma ovviamente anche una forma diretta di minaccia personale. Il contatto può avere anche una valenza seduttiva.<br />
La stretta di mano è uno dei modi più consueti di entrare in contatto con gli altri, i significati che il gesto può assumere sono molteplici:<br />
se torciamo il polso dell&#8217;altro, costringendo il palmo verso l&#8217;alto esprimiamo la nostra volontà di volerlo collocare in posizione di sudditanza; se offriamo la mano &#8216;a pesce&#8217; o solo la punta delle dita forse siamo persone che non gradiscono il contatto con l&#8217;altro, siamo schive o altezzose. Il sudore della mano è un indicatore: la mano bagnata spesso non dipende da un calore eccessivo ma da uno stress emotivo, dalla nostra capacità di gestire o meno l&#8217;ansia nei rapporti umani.<br />
La forza che imprimiamo nello stringere la mano è molto importante: se premiamo eccessivamente potremmo avere un temperamento dominante e sconfinare nell&#8217;aggressione, al contrario la mano molle potrebbe suggerire un carattere passivo o addirittura tendente alla depressione.<br />
William Chaplin in Alabama ha studiato la stretta di mano ed è emerso che il modo in cui la stringiamo è costante nel tempo, quindi sembra essere un comportamento più legato alla nostra personalità che determinato dalla persona che abbiamo davanti.</p>
<p><strong>Orientazione</strong></p>
<p>La distanza tra gli individui non è definita unicamente dallo spazio delimitato dai loro corpi, ma anche dall&#8217;angolazione secondo cui si situano nello spazio l&#8217;uno rispetto all&#8217;altro. Ci si riferisce a tale aspetto con il termine di orientazione del corpo.</p>
<p><strong>Postura</strong></p>
<p>La postura è un segnale in parte involontario che partecipa alla comunicazione, rappresenta la posizione del corpo, consapevolmente o inconsapevolmente assunta dal soggetto in relazione al contesto e all&#8217;altro. Le principali posture sono: eretta, seduta, rannicchiata.</p>
<p><strong>Il comportamento cinesico</strong></p>
<p>Il comportamento cinesico riguarda i movimenti del corpo, del busto, delle gambe e i gesti delle mani e delle braccia che accompagnano tali movimenti.</p>
<p><strong>Il Volto</strong></p>
<p>Se il viso è la zona privilegiata per la lettura delle emozioni è tuttavia anche la parte più facilmente controllabile. Il volto costituisce un canale privilegiato per esprimere emozioni, manifestare gli atteggiamenti interpersonali, produrre segnali di interazione come ad esempio i segnali conversazionali.<br />
Anche lo sguardo comunica qualcosa di noi o sulla natura della relazione che sta intercorrendo: chi guarda spesso il proprio interlocutore trasmette un&#8217;immagine positiva, è percepito come competente, degno di fiducia e sincero. Le emozioni positive, gioia o tenerezza, sono caratterizzate da una maggior frequenza di sguardi; con lo sguardo si comunicano le relazioni di dominanza e status.<br />
I contatti oculari sono più frequenti nelle interazioni cooperative che in quelle competitive. Lo sguardo serve anche per cercare consenso. Chi si trova in una posizione di potere guarda più a lungo l&#8217;altro quando parla e molto meno quando ascolta. Lo sguardo è uno strumento di seduzione, soprattutto se accompagnato dalla dilatazione della pupilla, indicatore di piacere.</p>
<p><strong>Segnali vocali</strong></p>
<p>Le intonazioni vocali, pur accompagnando l&#8217;espressione delle parole, sono tradizionalmente inserite all&#8217;interno del repertorio dei segnali non verbali.<br />
La voce cambia a seconda dell&#8217;emozione provata: ad esempio la paura è espressa con un aumento del tono, del volume, e un ritmo irregolare; la tristezza con un tono basso, lunghe pause e ritmo lento; la gioia con tono acuto e accelerazione del ritmo di articolazione; il disprezzo con una diminuzione di velocità, un aumento della durata dell&#8217;enunciato e un tono basso; la tenerezza con un ritmo regolare, tono grave e volume basso.<br />
Una voce è considerata seducente se caratterizzata da tonalità gravi e modulata con picchi di acutezza che ricordano il baby talk (il linguaggio infantile): con tali specificità la voce ha una connotazione pericolosa e insieme rassicurante.</p>
<p><strong>Il Silenzio</strong></p>
<p>E&#8217; uno strumento di comunicazione molto potente data la sua ambiguità, e la sua interpretazione è fortemente legata ad altri segnali non verbali, al tipo di relazione, alla situazione comunicativa, alla cultura di riferimento.<br />
Un silenzio prima di un intervento con un uditorio distratto interrompe il flusso delle chiacchiere e genera sorpresa attirando l&#8217;attenzione.<br />
Le persone in una posizione di subordinazione stanno maggiormente in silenzio; in una relazione intima, il silenzio è invece  carico di intense emozioni.</p>
<p><em><strong>Conclusioni</strong></em></p>
<p>Le parole possono ingannare, il nostro corpo invece non sa mentire ed esprime le emozioni più vere e profonde. Diventa importante comprendere come una persona si muove, stringe la mano, si posiziona e si sposta rispetto a noi per comprenderne meglio emozioni ed intenzioni.<br />
Conoscere il linguaggio del corpo significa anche conoscere meglio noi stessi: scoprire quando abbiamo atteggiamenti di chiusura o invece esprimiamo determinazione e sicurezza; questo ci aiuterà a rendere la nostra comunicazione più vera ed efficace, intraprendendo un percorso di conoscenza e consapevolezza di noi stessi come esseri corporei, emotivi e relazionali.</p>
<p><em><strong>Testi suggeriti per un approfondimento sul tema:</strong></em></p>
<p>&#8216;Il linguaggio segreto del corpo – la comunicazione non verbale&#8217; di Anna Guglielmi – Ed: Piemme Bestseller</p>
<p>&#8216;Giù la maschera – Come riconoscere le emozioni dall&#8217;espressione del viso&#8217;<br />
di P. Ekman e W.V. Friesen – Ed: Giunti</p>
<p>&#8216;La comunicazione non verbale&#8217; di M. Bonaiuto e F. Maricchiolo – Ed: Carocci</p>
<p>&#8216;La comunicazione non verbale – il linguaggio segreto del comportamento in ambito clinico e nella formazione&#8217; di Autori vari – Ed: Scione Editore</p>
<p>&#8216;Il linguaggio segreto del corpo – Come interpretarlo e decodificarlo&#8217; di F. Padrini – Ed: De Vecchi Editore</p>
<p>&#8216;Il linguaggio del corpo – come il corpo comunica senza parole&#8217; di S. Molcho – Ed: Edizioni Red</p>
<p>&#8216;Il linguaggio del corpo&#8217; di E. Balconi – Ed: Xenia</p>
<p>&#8216;Te lo leggo in faccia – riconoscere le emozioni anche quando sono nascoste&#8217; di P. Ekman – Ed: Edizioni Amrita</p>
<p>&#8216;Psicologia dell&#8217;abbigliamento&#8217; di J.C. Flugel – Ed: Franco Angeli</p>
<p><strong><em>Alcuni testi sulla comunicazione:</em></strong></p>
<p>&#8216;Pragmatica della comunicazione umana&#8217; di P. Watzlawick, J.H. Beavin, D.D. Jackson – Ed: Casa Editrice Astrolabio</p>
<p>&#8216;La programmazione neurolinguistica&#8217; di R. Pinneri, M. Ruiu, S. Verona – Ed: Xenia</p>
<p>&#8216;Comunicare persuadere convincere – come ottenere dagli altri quello che si vuole con le tecniche di programmazione neurolinguistica&#8217; di V. M. Borella – Ed: Franco Angeli</p>
<p>&#8216;Gestire i rapporti con gli altri – come utilizzare la conversazione efficace e la PNL per ottenere quello che volete&#8217; di A. Cattinelli – Ed: Franco Angeli</p>
<p>&#8216;La seduzione – l&#8217;arte dell&#8217;incantamento&#8217; di M.G. Infantino – Ed: Xenia</p>
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		<title>Essere donna ieri ed oggi</title>
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		<pubDate>Fri, 19 Mar 2010 12:04:51 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Nell&#8217;arte di vivere l&#8217;uomo è insieme l&#8217;artista e l&#8217;oggetto della sua arte, lo scultore e il marmo, il medico e il paziente. E. Fromm Oggi le donne sembrano autonome e in condizioni di parità con gli uomini sia nella vita privata che professionale. Capita invece che spesso le donne si sentano profondamente insicure ed inadeguate [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: right;"><em>Nell&#8217;arte di vivere l&#8217;uomo è insieme l&#8217;artista e l&#8217;oggetto della sua arte,<br /> lo scultore e il marmo, il medico e il paziente.</em></p>
<p style="text-align: right;"><em>E. Fromm</em></p>
<p>Oggi le donne sembrano autonome e in condizioni di parità con gli uomini sia nella vita privata che professionale. Capita invece che spesso le donne si sentano profondamente insicure ed inadeguate come se le conquiste ottenute fossero frutto puramente del caso  e non del loro lavoro e delle loro qualità. Il sentirsi inappropriate porta queste donne ad affrontare  sempre nuove prove per dimostrare il proprio valore. Questo processo conduce ad una gratificazione solo parziale: superata una difficoltà non la si vive pienamente ma si pensa subito alla prossima da affrontare. Il senso di insicurezza non si placa anche dopo molti risultati ottenuti, tuttavia questo senso di insicurezza coinvolge entrambi i sessi, incalzati dall&#8217;esigenza di essere all&#8217;altezza di una realtà complessa e caratterizzata dalla precarietà. Per le donne il problema è forse più profondo perché oltre ad affrontare le richiese di perfezione e onnipotenza imposti dalla nostra società, hanno alle spalle secoli di svalutazione del femminile.</p>
<p><span id="more-460"></span></p>
<p>Le prime donne che si sono contrapposte al potere maschile hanno prima dovuto rifiutare i ruoli che tradizionalmente ricoprivano ed anche alcuni aspetti della loro personalità. Rifiutando l&#8217;identificazione con la madre, non rimase loro che prendere come modello quello maschile: identificarsi con il padre significava acquisire il potere di rapportarsi alla sfera pubblica, al mondo del lavoro, alla politica e alla cultura.<br />
Nei primi anni del femminismo si prese coscienza del rischio di snaturamento che correvano le donne nel processo di identificazione col maschile, individuando nello sviluppo delle proprie differenze e delle peculiari modalità femminile la reale affermazione della donna.<br />
Alla fine di tutto questo viene a mancare una figura chiara a cui rifarsi, da una parte non si vogliono ricalcare vecchi modelli femminili, dall&#8217;altra si sono evidenziati i limiti e le debolezze del modello alternativo. Vi è dunque un problema di identità che può divenire fonte di disagio, malessere fino alla patologia.<br />
Le donne spaesate rispetto alla propria identità rischiano di incarnare modelli che non corrispondono alla loro esperienza e autenticità. Modelli spesso proposti dai mass-media, dalla letteratura, dalla moda.<br />
Nella logica della valorizzazione delle differenze occorre anche affrontare il tema sulla natura femminile: esiste? Eventualmente in cosa  consiste? Vi sono caratteristiche specificamente femminili? Vi è un immutabilità biologica?<br />
Tradizionalmente caratteristiche come l&#8217;arrendevolezza, la seduttività, l&#8217;aggressività passiva, sono state considerate tipicamente femminili. Sarà proprio cosi? Sono tratti immutabile per ogni donna?<br />
Gli ultimi decenni,  con i cambiamenti sociali che hanno modificato anche le opportunità delle donne nell&#8217;ambito privato e lavorativo, sembra che abbiano evidenziato come tali caratteristiche siano il risultato di condizionamenti sociali e culturali più che essere innate.<br />
Bisogna comunque tener presente che è sempre difficile dare una spiegazione univoca a fenomeni tanto complessi.</p>
<p>In passato la donna (almeno la maggior parte) si identificava con il paradigma maschile che la definiva come un essere di poco valore, considerando la sua subordinazione come una condizione naturale. Oggi le donne hanno un&#8217;immagine di sé più elevata e cercano di negare il proprio senso di inferiorità anche se spesso agisce in modo inconscio.<br />
In maniera diretta il senso di inferiorità si manifesta con la paura di non essere in grado di portare avanti un impegno, di affrontare un incarico, attraverso attacchi di panico, attraverso una dipendenza affettiva da un uomo che si svaluta a livello conscio, o nell&#8217;accettare di essere svalutate dai propri figli. In forma più indiretta il senso di inferiorità può manifestarsi attraverso forme di difesa: ipervalutazione di sé, attenzione e cura eccessiva del proprio corpo, della bellezza, o attraverso il controllo degli altri tramite un amore soffocante o la manipolazione.</p>
<p>La mancanza di un solido senso della propria identità e del proprio valore , lasciano spazio al dubbio costante che chi ci è vicino possa abbandonarci per un altra. La paura dell&#8217;abbandono in una società precaria, colpisce tutti i generi, ma nella donna si assomma ad angosce ataviche, pensiamo a cosa significava un tempo per la donna essere ripudiata o rimanere vedova.  Talvolta il senso di identità è a rischio se fortemente legato alla creazione del rapporto con il &#8216;grande amore&#8217;, quando l&#8217;identità è fortemente legata al rapporto con l&#8217;uomo.<br />
Forse la ricerca di una propria identità, permetterà alla donna di mantenere vivo il rapporto con il proprio mondo interiore, l&#8217;affettività, le emozioni. Un passo verso una identità autentica forse consisterà nell&#8217;accettare i propri sentimenti, anche quando generano sofferenza, riconoscendone la componente positiva e peculiare.</p>
<p>UN PO&#8217; DI STORIA&#8230;<br />
Esiste un destino biologico? L&#8217;identità femminile è condizionata solo dalla cultura e dalla società? Le cose sono sempre state come le conosciamo oggi oppure una volta erano diverse?<br />
Ripercorriamo insieme le varie immagini della donna che si sono succedute negli anni&#8230;</p>
<p>Con la costituzione delle città la donna viene espulsa dal logos, dal pensiero, è ritenuta incapace sul piano politico, economico e scientifico. In questa fase la donna è relegata agli aspetti naturali e materiali della vita. L&#8217;uomo diventa il detentore della razionalità e la donna la sua antitesi, portatrice di tutto ciò che è istintivo. La donna inizia ad incarnare la sfera dei sentimen ti, dell&#8217;amore e della tenerezza.<br />
L&#8217;affettività femminile viene svalutata, tanto che fino al XX secolo le donne dell&#8217;aristocrazia e dell&#8217;alta borghesia sono solo pedine di strategie economiche e politiche.<br />
Secondo l&#8217;ipotesi matriarcale, l&#8217;umanità avrebbe attraversato una fase, all&#8217;incirca dal 12.000 al 3000 a. C., in cui le donne avevano un ruolo di potere, anche se non è facile stabilire se sia esistita realmente o si tratti di mito o leggenda.. Le donne cominciarono a praticare la semina cosichè il procacciamento del cibo cessava di essere un&#8217;attività basata solo sulla prestanza fisica, come nella caccia. Il monopolio delle riserve alimentare conferì alle donne un grande potere, ginecocrazia, dal greco gunè, donna, e kràtos, potere, o matriarcato appunto, il potere delle madri. Le società matriarcali erano caratterizzate da un regime comunitario, non competitivo e pacifista. In questa fase nascono i culti della Madre Terra o della Grande Madre. Le donne divengono le uniche detentrici del rapporto con il soprannaturale.<br />
A partire dal XV secolo a. C. diminuirono progressivamente di importanza le divinità femminili con il prevalere di quelle maschili.</p>
<p>Nell&#8217;antica Roma sembra che sia esistita una fase matriarcale, caratterizzata da uno spiccato potere femminile. Anche se tale fase non confermata dai documenti storici, tutta via le donne romane pare godesse di prestigio sociale, erano istruite e beneficiavano di diritti piuttosto ampi.<br />
Nella Roma repubblicana la situazione cambia: la famiglia è rigidamente patriarcale. La bambina veniva promossa in sposa ancora in tenera età, con la cerimonia di fidanzamento, sponsalia, ella passava sotto la tutela della famiglia del marito ed era sottoposta alla manus, cioè al potere assoluto del padrone, come gli schiavi, da qui deriva la parola emanciparsi, liberarsi dalla manus. La donna era perennemente sotto tutela, sottoposta a controlli e divieti. La donna non aveva identità sociale, basti pensare che possedeva solo il nome gentilizio e il cognomen familiare, la sua soggettività non era riconosciuta.<br />
In epoca imperiale la situazione cambiò, la donna acquisì più potere mentre la patria potestas subì progressive limitazioni. Il matrimonio divenne una relazione liberamente scelta, come anche il divorzio. La dote non era più interamente proprietà del marito ma bene della sposa. In caso di vedovanza la donna acquisiva la tutela dei figli che non passava più ad un uomo della famiglia. A questa libertà giuridica corrispose anche una libertà di costumi.</p>
<p>Nel corso del Medioevo  la donna viene vista in maniera duplice. Da una parte è associata al peccato e al demonio e dall&#8217;altra è angelo  e mistica sposa. Tuttavia anche quando la donna è idealizzata e spiritualizzata ne viene di fatto negata la soggettività.<br />
La ferocia collettiva si manifestava più verso le donne che verso gli uomini. La maggior parte delle accuse di stregoneria erano rivolte a donne, soprattutto se povere, vedove, orfane, o quelle più insofferenti dei duri limiti imposti dalla morale cristiana.<br />
Con l&#8217;avvento di una mentalità più scientifica molte credenze religiose cominciarono a vacillare tuttavia alcune permearono la nostra cultura fino ai nostri giorni.</p>
<p>Nel corso dell&#8217;Ottocento, con lo sviluppo dell&#8217;industria, e i grandi processi trasformativi, la donna diviene sempre più consapevole dei propri diritti anche se la società continua a comportarsi nei suoi confronti in maniera contraddittoria.<br />
Nella famiglie alto borghesi il matrimonio era legato a motivi economici e  non costituiva una scelta libera e sentimentale. La donna era relegata al ruolo di angelo del focolare. Spesso alle figlie veniva imposto il nubilato sacro per salvaguardare il patrimonio familiare che finiva per appartenere al primogenito.<br />
Nelle classi meno abbienti la vita della donna era più dura ed anche più libera. La donna era costretta a molteplici mansioni. Le scelte matrimoniali erano più libere e il comportamento amoroso era più disinibito e non condizionato dall&#8217;ideale dell&#8217;amore romantico che influenzava fortemente le classi più agiate.<br />
L&#8217;amore romantico portò all&#8217;esaltazione degli aspetti spirituali nella donna. Ancora una volta, comunque, la donna diveniva ciò che l&#8217;uomo proiettava come immagine su di lei: angelo o diavolo, tentatrice, musa ispiratrice, figura mistica in grado di elevare l&#8217;uomo dal suo gretto materialismo.<br />
Verso la fine dell&#8217;Ottocento in Inghilterra nacque il movimento delle &#8216;suffragette&#8217; che portò avanti un movimento a favore delle donne. Anche la regina Vittoria contribuì, ponendosi come modello di donna in grado di conciliare con successo vita pubblica e privata, a diffondere un immagine nuova del femminile e a promuovere il processo di emancipazione delle donne.<br />
Sempre alla fine del secolo si cominciò ad indagare la psiche umana, e furono proprio le donne le prime pazienti. Donne colpite da forme di isteria riconducibili al severo regime morale e alla rimozione pulsionale a cui erano obbligate per onorare la rispettabilità familiare. L&#8217;esplorazione dei contenuti inconsci sviluppata da psicologi e scrittori, e la crescente autonomia economica conquistata dalle donne, implicò la percezione della donna come soggetto, dotata di  una propria identità, questo processo portò importanti cambiamenti all&#8217;interno della società, incrinando il codice di amore romantico e modificando la percezione degli uomini nei confronti del femminile.<br />
Il processo di trasformazione era inarrestabile, le donne cominciarono a chiedere il riconoscimento di alcuni diritti, come quello al voto e la risposta degli uomini a tali rivendicazioni fu assai dura.<br />
Nel Novecento vi furono tre momenti che impressero una profonda spinta a questo processo trasformativo: la prima guerra mondiale; gli anni che presero nome di &#8216;anni ruggenti&#8217;; i movimenti del Sessantotto.<br />
Durante la prima guerra mondiale le donne si rivelarono indispensabili, sostituendo gli uomini partiti per il fronte nelle fabbriche, impegnandosi come crocerossine, negli uffici e nelle cucine. Le donne acquisirono maggiore consapevolezza della propria dignità sociale e si comportarono di conseguenza rinunciando a rivestire ruoli tradizionali, modificarono acconciature tagliando i capelli,  e abbigliamento indossando pantaloni, si dedicarono allo sport e iniziarono a frequentare le aule universitarie.<br />
Sul piano del costume le conseguenze più evidenti si ebbero in America, dove le donne che parteciparono al conflitto in qualità di crocerossina, dopo aver vissuto in promiscuità con gli uomini e aver vissuto esperienze di vita estremamente brutali, tornate in patria rifiutarono di rivestire ruoli tradizionali, divennero le famose flappers (maschiette), protagoniste degli anni ruggenti. Queste donne, spesso appartenenti all&#8217;alta borghesia, rifiutarono il perbenismo borghese, ostentando comportamenti maschili: bevevano, fumavano, parlavano apertamente di sesso e lo praticavano con disinvoltura. Portavano capelli con la frangia, gonne corte e il viso pesantemente truccato. Le flappers furono un fenomeno di costume transitorio ma ebbe un impatto profondo nella società anche in quella europea. Rimase la consapevolezza che la donna poteva porsi in condizioni di parità rispetto all&#8217;uomo.<br />
Anche la seconda guerra mondiale, come la prima, cambia profondamente la mentalità e i costumi. Molte donne sentono che l&#8217;emancipazione non è sufficiente, diviene importante lottare per l&#8217;affermazione della propria specificità,  per eliminare la prepotenza maschile nella vita privata e pubblica, per la rivendicazione di un sessualità e una maternità libere e consapevoli e per il riconoscimento delle pari opportunità tra uomo e donna nella vita pubblica, lavorativa, politica.<br />
Le femministe non intendono copiare i maschi,  piuttosto ricostruire un&#8217;identità femminile al di là di quella creata dall&#8217;uomo. Ciò diventa evidente anche nei costumi, si usa sempre più un abbigliamento informale ma per motivi principalmente di comodità, i pantaloni, sempre più indossati, non per emulare l&#8217;uomo, ma perché consentono maggiore libertà di movimento.</p>
<p>Oggi alcuni ritengono le conquiste femminili siano responsabili della crisi della famiglia e della relazione tra i sessi. Forse ci si potrebbe soffermare a riflettere che la presunta tranquillità precedente fosse tutta a scapito della donna, che per essa pagava anche prezzi altissimi, negando sé stessa  e i  propri sentimenti.</p>
<p>PIU&#8217; RECENTEMENTE&#8230;<br />
Grazie anche ai movimenti femministi degli anni Settanta e Ottanta si è sviluppata una psicologia nuova dell&#8217;uomo e della donna.<br />
Per arrivare ad esprimere la propria femminilità è importante porsi delle domande e arrivare ad essere consapevoli di cosa significhi per noi femminilità. Questo implica affrontare pregiudizi, stereotipi e credenze  circa la femminilità e la mascolinità. Tutti noi cresciamo assorbendo degli stereotipi: le donne sono dipendenti, gentili, deboli, abili nelle relazioni, gli uomini sono forti, rudi, indipendenti e così via.<br />
All&#8217;interno di questo movimento, alla ricerca del significato dell&#8217;essere donna, possiamo analizzare le varie caratteristiche femminili esemplificate dalle antiche dee greche. Venere sensuale, Atena dea della guerra e della saggezza, Demetra la madre nutrice, Estia la guardiana del focolare.<br />
La nuova Psicologia degli uomini e delle donne ha proposti nuovi scenari per entrambi i sessi, sottolineando che le influenze della società possono essere talvolta fuorvianti se non distruttive. Ad esempio i ruoli tradizionali femminili possono essere oppressivi per le donne.<br />
Ma le culture sono complesse, e i cambiamenti di ruoli, di tradizioni e di costumi culturali sono accolti con difficoltà perchè modificano il corso stabile della società e come in ogni gruppo avviene, si tende a mantenere lo status quo, soprattutto se il farlo va a vantaggio di qualcuno.<br />
Generalmente, i cambiamenti, a meno che non offrano evidenti vantaggi per molti, sono vissuti con paura, paura di lasciare ciò che si conosce per qualcosa di ignoto.<br />
Ma le trasformazioni avvengono, e dal secolo scorso sono aumentate le aspettative di vita, si è notevolmente ridottà la mortalità infantile. Anche la pillola contraccettiva  ha portato notevoli cambiamenti: la donna può scegliere se procreare, avere uno o più figli, e a quarant&#8217;anni dopo aver cresciuto i figli ha ancora dinanzi a sé una lunga vita sana e piena, oppure può decidere, dopo essersi dedicata alla carriera di avere figli. L&#8217;accessibilità agli studi ha consentito alla donna di avere delle scelte, di essere autonoma economicamente e non dover dipendere dalla struttura familiare. I ruoli tradizionalmente ricoperti dalla donna sono divenuti una scelta, anche per uno stadio di una vita longeva, e non una via obbligata. Vi è inoltre da considerare che assumere nuovi ruoli implica anche delle perdite. Le donne che hanno aggiunto al lavoro di casa quello fuori dalle mura domestiche hanno forse perso alcuni privilegi paradossalmente, quando l&#8217;uomo contribuisce alle faccende domestiche la donna perde il potere di casalinga e insieme ad esso forse anche un po&#8217; di quello che ha imparato essere la sua identità di moglie e donna.<br />
Anche il linguaggio, riconoscendo una trasformazione sociale è cambiato e sta cambiando, sono state introdotte parole più neutre e meno connotate per genere. Tuttavia bisogna dire che in Italia permangono termini obsoleti che dimostrano come la cultura popolare non si sia mai liberata di alcuni pregiudizi e stereotipi sulle donne  e sugli uomini, ben alimentati e divulgati dalla televisione, che ricalcano quasi fedelmente quelli degli anni cinquanta e sessanta.<br />
Oggi la donna si trova ad affrontare nuove identità sociali, senza modelli da imitare. Trovare una personale identità femminile, non data dall&#8217;esterno, significa percorrere un sentiero non battuto, non ci sono indicazioni, ci si può solo affidare alla propria forza e determinazione, con la consapevolezza che quanto tracciato potrà agevolare la strada ad altre donne.<br />
Forse in ciascuna donna vi è una parte che segue gli schemi familiari, sociali, culturali ed una che cerca di liberarsi da tutte le attribuzioni che non le appartengono per liberare sogni e realizzare i propri progetti. Anche se realizzare i propri obiettivi ed esercitare la propria libertà non sempre è facile. Si pensi che nel nostro paese la maternità continua ad essere un handicap per le donne. Le pari opportunità che dovrebbero essere garantite da varie leggi e dalla Corte Costituzionale non trovano un riscontro nella vita reale. I figli hanno un prezzo e spesso sono solo le donne ha pagarlo. A Milano, una delle città a più alta occupazione femminile, due donne su dieci lasciano il lavoro dopo la nascita del primo bambino. Solo il 37% delle donne con tre figli riesce a lavorare. La legge italiana  a tutela della maternità è sostanzialmente in linea con quelle europee, ciò che influisce è la mancanza di strutture e aiuti statali: asili, servizi, sussidi ecc. e la mantalità: anche se si modificano le leggi una certa idea della donna subalterna resiste. E&#8217; dura da abbattere l&#8217;idea che il posto delle donne sia la casa. Un uomo dispone ogni giorno di 81 minuti in più di tempo libero e svago rispetto ad una donna., l&#8217;Italia si colloca all&#8217;ultimo posto tra le 18 nazioni prese in esame dall&#8217;Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico. L&#8217;uomo italiano continua ad occuparsi poco delle questioni domestiche.<br />
In definitiva parliamo di libertà, quella di poter decidere come vivere la propria vita, le donne ce l&#8217;hanno? E&#8217; probabile che occorrono nuove leggi e ancora parecchio cammino perchè cambi un certo tipo di mentalità che non riconosce a tutti le stesse opportunità, per arrivare ad una società dove vivrebbero meglio tutti, uomini e donne.<br />
Forse potremmo concludere questo excursus così come lo abbiamo introdotto, con le parole di Eric Fromm: <em>&#8216;Nessuno e nulla al di fuori di noi possono dare significato alla nostra vita&#8217;</em>.</p>
<p><strong>Bibliografia:</strong></p>
<p>Branden Nathaniel, <em>Le donne e la stima di sè-Battaglie e trionfi, alla ricerca della propria identità</em>, TEA, Milano 1998.</p>
<p>Casula C. Consuelo (a cura di), <em>Le scarpe della principessa-Donne e l&#8217;arte di diventare sé stesse</em>, Franco Angeli/Le Comete, Milano 2009.</p>
<p>Flamigni C., Granbassi M., <em>Guida al corpo della donna dalla A alla Z</em>,  Nuovo Giudizio Universale, Torino 2010.</p>
<p>Slepoj Vera, <em>Le ferite delle donne</em>, Oscar Mindadori, Milano 2002.</p>
<p>Soffici Caterina, <em>Ma le donne no-Come si vive nel paese più maschilista d&#8217;Europa</em>, Feltrinelli Editore-Serie Bianca Feltrinelli, Milano 2010 .</p>
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